Come si diventa evangelico

Come si diventa evangelico?

Forse la domanda è sbagliata; la domanda giusta sarebbe: “Come si può avere un rapporto personale con Dio?”. La chiesa evangelica è formata da un gruppo di persone che vogliono seguire Gesù. Sono bravi e peccatori allo stesso momento, come tutti gli altri, con la sola differenza che nei loro cuori c’è il desiderio di vivere un rapporto personale e comunitario con Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Ci vogliamo aiutare a vicenda per credere, seguire e lodare il Signore. Al centro è Dio, la Sua Parola e la fede nelle Sue promesse.  

Gesù disse: “Io sono venuto affinché gli uomini abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza”. Gv 10:10.
 
    ✓    Pensando al Creatore
In primo luogo è necessario fermarsi un momento e riflettere a fondo su di noi e sulla vita. È possibile che non ci sia un significato più profondo? C’è una spiegazione a tutto questo? Dio esiste? e se esiste, perché Egli non cambia le cose? Dove e come posso trovarlo? Dove e come si rivela? Che cosa pensa di noi? 
C’è bisogno di chiarezza, occorre che Dio si manifesti, che ci parli e ci spieghi come possiamo trovare la pace con Lui e fra di noi. 
2000 anni fa, Gesù Cristo raccontò una storia molto bella, la quale mette in risalto la nostra situazione e la risposta che Dio ci dà. In questa breve storia possiamo comprendere la soluzione al nostro dramma, perché Dio ha preparato una via di ritorno per tutti gli uomini. Se il tuo cuore è pronto ad ascoltare la Parola di Dio, il Signore ti si rivelerà mediante la storia che ora leggerai.
    ✓    Tornare a Dio

Dio ti ama e vuole che tu ritorni da Lui.
Apri la Bibbia nel vangelo di Luca, al capitolo 15, e insieme leggeremo il testo a partire dal versetto 11. Troverai le citazioni dei brani della Bibbia in grassetto. 
La parabola del figlio perduto e ritrovato
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. Ed egli divise fra loro i beni. Di lì a poco, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano, e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente. (Luca 15:11-13).
Il padre in questa storia rappresenta Dio, il Creatore. Egli ci ama come un padre ama suo figlio. Il figlio che si allontana dalla famiglia sei tu, siamo noi, perché ci siamo tutti allontanati da Dio. 
Il figlio più giovane, un giorno, prese  l’iniziativa, dicendo: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. Questa è la preghiera dell’uomo che vuole allontanarsi da Dio: “Padre, dammi..., dammi salute, soldi, famiglia, marito o moglie, figli sani, e poi, con tutto quello che mi hai dato, mi allontanerò da te”. L’uomo considera Dio come cavaliere e protettore del proprio benessere, vuole ricevere i suoi beni, ma di Lui, del Signore, non si interessa. Il peccato è ormai in te e in me e viene trasmesso di padre in figlio. Anche noi vogliamo i beni di Dio e anche noi ci siamo allontanati da lui.
“Egli divise fra loro i beni”. Un padre umano non avrebbe fatto questo, ma Dio rispetta la scelta dell’uomo. Dio è così. Non ci costringe a stare con lui; non ci obbliga ad amarlo; ci lascia andar via se vogliamo. Dio ci ama e vuole essere da noi amato senza costrizione. A noi la scelta. 
“Di lì a poco, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano, e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente.”
La prospettiva di vivere finalmente la sua libertà senza vincoli né regole fu inizialmente una sensazione molto eccitante. Lo conosciamo bene anche noi. È facile immedesimarci nella parte del figlio perduto. Anche noi abbiamo provato delle forti emozioni nella nostra libertà, quando abbiamo iniziato a fare ciò che volevamo. Anche noi abbiamo voluto provare a fare di testa nostra. Tutti ci siamo abbandonati, in un modo o nell’altro, alla vita dissoluta. 
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava. (Luca 15:14-16). 
La frase: “Quando ebbe speso tutto.”, è piena di significato. Le sensazioni di libertà sono fugaci, passeggere, si spengono in un attimo come un cerino. Le nostre esperienze senza Dio ci consumano, producono logorio e deperimento. Quanti si sentono morti dentro dopo aver provato il sesso, la droga, l’alcool ecc.. Nemmeno le cose buone, tipo: amicizie, musica, sport, famiglia, ecc. possono riempire il vuoto che il muro fra noi e Dio ha causato nel nostro cuore. Senza Dio tutto diviene insipido, banale. 

Gesù continuò a raccontare la parabola del figlio perduto: “in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò ad essere nel bisogno”. La gran carestia è nei nostri cuori. La chiamiamo ansia, depressione, disturbi psichici. Ma la causa del malessere nell’uomo altro non è che la conseguenza della sua lontananza dal Padre celeste. Qualcuno ha detto: “Dentro di noi esiste un vuoto a forma di Dio e solo Dio lo può colmare”. 
Ricorriamo a psicofarmaci, psicanalisi e terapie, spendiamo un patrimonio per palliativi che combattono i sintomi ma non la causa del male e ci affidiamo ai vari surrogati inventati dall’uomo. Ma solo Dio, solo il Creatore, può riempire il vuoto dentro di noi. 
Gesù racconta ancora: “Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei campi a pascolare i maiali”. Cosa facciamo quando siamo nel bisogno? Ci rivolgiamo a Dio? No! Cerchiamo aiuto nell’uomo. Miseri noi! Quanti hanno sperato nel soccorso dell’uomo e sono rimasti delusi. Il figlio perduto si aggrappò ad uno degli abitanti del paese, il quale lo mandò nei campi a pascolare i maiali. Che delusione!
Il giovane “avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava.” Nessuno gliene dava. A questo punto subentrò un altro terribile tormento: la solitudine. 
La solitudine si manifesta nell’ultimo stadio di un lento processo che, da un lato, ci allontana da Dio e dall’altro, ci porta sempre più in basso. Dio creò l’uomo e la donna affinché nessuno si sentisse solo. “Non è bene che l’uomo sia solo”, disse Dio prima di creare il matrimonio. Purtroppo, il peccato ha rovinato tutto. Quante famiglie distrutte, quanti vincoli spezzati, quanti divorzi, quante lacrime e tutto questo è avvenuto perché con arroganza abbiamo scelto l’autonomia e la ribellione contro Dio. Tutti, prima o poi, mieteremo ciò che abbiamo seminato; dovremo far fronte alle conseguenze delle nostre scelte. La solitudine è terribile. 
Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi”. (Luca 15:17-19).
Il giovane rientrò in sé e cominciò a pensare a suo padre. Doveva toccare il fondo per segnare la svolta nella sua vita: la sua conversione a Dio. La conversione è un’esperienza personale che coinvolge la mente, le emozioni e la volontà. Inizia con un profondo esame di sé e del nostro rapporto con Dio. Occorre poi un forte convincimento spirituale tante volte accompagnato da travaglio e combattimento interiori; una forte convinzione di dover cambiare direzione. Il deperimento e la fame dell’anima, allo stesso modo i grandi problemi del mondo, nient' altro sono che gli effetti del nostro peccato contro Dio. “Ho peccato contro il cielo e contro di te”, disse il giovane al padre. Questo dobbiamo dire anche noi, perché prima di peccare contro gli uomini abbiamo gravemente offeso Dio, voltandogli le spalle in malo modo e abbiamo reso omaggio alla creatura anziché al Creatore, che è benedetto in eterno. 
Il giovane prese una decisione: “Mi alzerò... andrò da mio padre, e gli dirò...”. La conversione implica una chiara presa di posizione davanti a Dio. Parlare di Dio è semplice, andargli incontro di persona per incontrarLo a tu per tu, è ben altra cosa.
Conversione vuol dire: presentarsi a Dio per mezzo di Gesù Cristo, confessando con parole chiare il grave errore di una vita sprecata. 
Da quel momento in poi, il giovane cambiò decisamente direzione, facendo i suoi primi passi sulla vita di ritorno al padre. Si sentì indegno, sporco, peccatore. I sensi di colpa furono, forse, gli ultimi ostacoli da superare. “Glielo dirò”, si convinse il giovane, “chiederò perdono dei miei peccati”, “forse mi accoglierà come uno dei suoi servi”. È un gran bel momento quando una donna o un uomo decidono di tornare seriamente al Signore, dopo averlo calpestato e preso in giro.
Egli dunque si alzò e tornò da suo padre; ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò. (Luca 15:20).
Il giovane mise in atto la sua sofferta decisione e avvenne ciò che egli non si aspettava. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide e gli corse incontro. In tutta la Bibbia questo è l’unico brano dove leggiamo che Dio corse, che si affrettò a fare qualcosa. Dio fece i cieli e la terra in sei giorni; mandò suo Figlio Cristo Gesù nel mondo dopo 4000 anni; ma per abbracciare il figlio perduto egli corse in fretta, non volle perdere nemmeno un secondo... 
È davvero impossibile comprendere l’amore di Dio per noi. Indegni dei suoi favori, per nulla amabili, Dio, nel suo immenso amore, ci ama di un amore incommensurabile. Egli mandò suo Figlio Gesù Cristo nel mondo per noi. 
Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui, non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3:16).
Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Romani 5:8).
Che cosa avrà visto il Signore in noi quando decise di amarci al punto da dare anche il suo unico Figlio per noi? Come fa ad amarci tanto? Nessuno può intendere questo amore. “Perché Gesù mi amò?”  dice un canto cristiano. “Non so rispondere, non so. So solo che Gesù mi amò.”  Anche tu potrai abbracciare l’amore del Padre nel momento in cui ti converti con tutto il tuo cuore a Lui. Succederà che il Padre celeste ti correrà incontro mentre ancora sei lontano; ti si getterà al collo, ti bacerà e ribacerà. Ti accoglierà così come sei, ma non ti lascerà come ti ha trovato. Il suo amore ti cambierà completamente.
E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella, e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa. (Luca 15:21-24).
Il giovane confessò il suo peccato al padre. Senza sacerdote, senza sacramento e cerimonie, in modo diretto e personale, si rivolse al padre, confessando con parole sue il suo peccato. È vero, siamo indegni, sporchi e carichi di peccato, ma siamo in obbligo di andare da soli e direttamente al Signore Gesù Cristo per chiedere perdono. Nella piena convinzione di fede e nella fiducia che Gesù è in grado di salvarci appieno da tutti i misfatti ci dobbiamo rivolgere al Padre. Il concetto delle intercessioni da parte di uomini o donne più meritevoli di noi è totalmente estraneo alle Sacre Scritture e offende il Signore. Non vi è alcun altro nome sotto il cielo, uomo o donna che sia, mediante il quale possiamo trovare grazia davanti a Dio. Al contrario, la Bibbia vieta severamente di rivolgere la preghiera ad una qualsiasi creatura. Al Signore Gesù Cristo soltanto appartiene la forza e il diritto esclusivo e singolare di accogliere, di perdonare e di presentare al Padre celeste il peccatore che si ravvede. Perciò dobbiamo andarci da soli; per porre la nostra fiducia esclusivamente in Cristo Gesù. Così dice la Bibbia:
Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Giovanni 14:6).
Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, (1 Timoteo 2:5).
Inoltre, i sacerdoti erano in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; egli invece (Cristo), poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che egli vive sempre per intercedere per loro. (Ebrei 7:23-25).

Il padre accolse il figlio perduto con amore, lo purificò, lo rivestì di dignità e, soprattutto, manifestò a tutti la sua incontenibile gioia facendo gran festa per averlo ritrovato. Il nostro Dio è un Dio d’amore, di giustizia e santità. Non ci chiede altro che di tornare da lui, così come siamo, per ricevere in dono la vita eterna. L’apostolo Paolo, parlando di queste realtà, esclamò nella sua lettera ai Romani:
Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? 
Vuoi anche tu entrare nella festa di Dio? Allora torna al Signore che è ricco in misericordia. Se non sai come fare, pensa al figlio perduto e rivolgiti a Dio allo stesso modo che fece lui.